giovedì 3 giugno 2010
martedì 18 maggio 2010
Vip in Turin
Al Salone del Libro di Torino anche quest'anno, oltre a essermi fatta due polpacci così, è stato un pullulare di personaggi prestigiosi che, solo qui, riesco a incontrare.
Nell'ordine: ho incrociato all'ingresso David Riondino, ho mangiato una piadina insieme a Gianrico Carofiglio, ho quasi chiesto un autografo a Ornella di Un posto al sole, ho salutato Umberto Eco e riconosciuto Gioele Dix.
A parte i bambini del Bookstock Village, è stato tutto fantastico.
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martedì 16 marzo 2010
Liana
Della fede, oltre al senso della ritualità, mi piace la possibilità che ti concede di generare pensieri semplici e infantili. Come per la morte.
È consolatorio credere che le due sorelle si siano rincontrate e, in questo momento, stiano prendendo un caffè in un tinello ultraterreno, come nella pubblicità della Lavazza.
Consolatorio e rassicurante, tanto da crederci davvero.
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lunedì 8 febbraio 2010
Flextime
Non sono malleabile, perché soffro di cervicale e perché mi hanno insegnato che elasticità non vuol dire a tutti i costi sottostare alle volontà degli altri, a capo chino. Anche quando a rischio c'è un posto di lavoro.
Felice di essere indocile, felice per il poliuretano espanso.
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martedì 12 gennaio 2010
Pedoni
So bene che il mio post d'esordio di questo nuovo decennio di questo nuovo millennio dovrebbe essere frizzante e interessante, ma la fase analitica che sto attraversando non mi consente grandi exploit scrittorii.
Riguardo all'inizio di discussione di ieri sera, tra la pizza con le patate e il vino, non so perché non mi sia battuta fino in fondo per la sacrosanta convinzione che mi porto dentro: i pedoni mi stanno sulle scatole. Quando sono in auto, poi, non li sopporto proprio.
Omini irrispettosi che si avventano sulle automobili, che passano con il rosso abbozzando stupide corsette per raggiungere il marciapiede di fronte, incuranti della segnaletica e del fatto che è più facile fermarsi a piedi che inchiodare in auto e...
E vabè, questo è quanto.
Il discorso dell'adattemento sociale dell'uomo all'auto è un'altra cosa.
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giovedì 26 novembre 2009
V
Matt Tyrnauer, giornalista di Vanity Fair, segue Valentino per 250 ore nel suo ultimo anno di attività, lo riprende in una specie di "dietro le quinte" che in realtà è sempre, e comunque, già palcoscenico e ne viene fuori un film che mi piacerebbe definire "mitico", non fosse che ormai questa parola richiama più gli anni '80 che l'antica Roma.
Un film-documentario bellissimo su quell'uomo celebrato in tutto il mondo per un'arte affascinante che mescola insieme ingegno cretivo, estetica pura ed esperienza concreta, tattile e visiva.
La storia di una corte di lavoratori che ha deciso di dedicare la propria vita a lui, volubile, capriccioso, inconsapevolmente ironico e anche molto divertente ("A Valentino non piacciono i corrimano", in fondo).
Dietro i meccanismi cinici e moderni di chi fa girare i soldi (Matteo Marzotto ne esce schiacciato e un po' ridicolizzato, per fortuna), c'è Valentino, a un tavolo a fare gli schizzi di opere d'arte su un foglio (le opere che, come si dice nel film, non sono la vera fonte di introito per l'Azienda), con le sue sarte, che ormai lo capiscono con poche parole, con Giammetti, vassallo devoto e indispensabile.
Un vero sfolgorante Hadrien.
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martedì 24 novembre 2009
Guy and Madeline on a Park Bench
L'unico film che riesco a vedere del TFF è Guy and Madeline on a Park Bench, di Damien Chazelle, anni 25, opera prima.
Guy è un trombettista jazz e Madeline sta cercando lavoro.
Io, nel mentre, mi contorco sulla poltroncina del cinema nel tentativo di leggere i sottotitoli, posizionati molto in basso rispetto a dove vengono messi di solito.
Per fortuna nel film i dialoghi non sono così fitti. Più che altro ci sono Guy che suona la tromba e Madeline che cerca lavoro.
Così, succede che mi appisolo sulla stessa poltroncina, proprio quando Guy è impegnato in una jazz session e Madeline si sta tagliando i capelli.
Intuisco che c'entrano Cassavetes, la levità del bianco e nero, le improvvisazioni musicali e la vitalità delle scene. Colgo il romanticismo dei personaggi.
Ma ho sonno, e il sonno ha la meglio su tutto.
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giovedì 22 ottobre 2009
Una storia d'amore e libertà (ma non è Loach)
Sogno che al cinema Nuovo, a due passi da casa mia, danno l'ultimo film di Ken Loach. Il connubio è perfetto: devo camminare poco e Loach è uno dei miei registi preferiti.
Il giorno dopo propongo ad A., G. e I. di andare a vedere un film che non esiste in una sala che non è in funzione da chissà quanto.
Una volta scoperto l'inganno onirico, rimediamo con Ozon e il suo Ricky.
Il sottotitolo, in fondo, è molto loachano, e non solo quello. Si tratta di un film scomposto, a strati.
Si parte davvero con uno scenario, francesizzato, alla My Name Is Joe: il freddo, la fabbrica (di prodotti chimici tossici), la deriva emotiva, il quotidiano faticoso, la speranza alla porta (Paco, il nuovo amore?).
Poi arriva Ricky e i toni cambiano. Con le sue alette di pollo implumi, non sembra un angelo, ma una creatura bizzarra che un po' fa ridere, un po' fa senso.
E' una falena che non ha spazio per volare, un futuro essere infelice, con poca possibilità di sopravvivenza.
Allora non si ride più. Anzi, il finale è struggente, perché la libertà viene conquistata non certo senza scontare un prezzo alto.
Bello e triste, come una favola cinica e diretta.
Qualche nota sparsa:
- non amo i bambini che recitano (retaggio dei film di Shirley Temple), ma Mélusine Mayance (Lisa) è una meravigliosa bambina che recita;
- il film è tratto dal racconto di Rose Tremain, Moth ("falena");
- alla fine ho pianto, anche perché in sottofondo c'è la voce di Cat Power con The Greatest. E ho detto tutto.
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sabato 3 ottobre 2009
Whatever Works
Devo dire che mi ero abituata piacevolmente alla parentesi noir di Allen, al suo espatrio europeo, all’assenza di comici e fastidiosissimi alter ego e di tutte le sue ipocondrie, manie e ossessioni linguistiche e lessicali.
Questa rentrée mi lascia un po’ così. Anche se ammetto di aver riso per tutto il film.
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lunedì 31 agosto 2009
Dei ritorni e di altre idiozie
Sì, perché tornare è una gran fregatura celata da ansia di recupero, sforzo di memoria e fine di un'attesa.
Mi riprendo il lavoro, te, la casa, la scrittura della sera, il lavoro, il lavoro, il lavoro.
Niente di che, sono solo ritornata dalle vacanze e sono molto nervosa.
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martedì 7 luglio 2009
Vita da ufficio
Alla fine ho solo fatto una doccia.
Bisogna avere la stoffa per diventare dei freddi serial-killer come Bateman e magari uno scenario anni Ottanta senza ombra di crisi economiche.
Le motivazioni, invece, contano poco.
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lunedì 29 giugno 2009
Cordialità
E' un martedì qualsiasi, se non fosse che sono bloccata all'aeroporto di Fiumicino per un guasto tecnico su Caselle (in realtà è venuto via un pezzo d'asfalto della pista d'atterraggio) e il personale del mio volo low (low) cost non rilascia dichiarazioni sul da farsi.
Seguo la faccia che mi pare più pratica di queste situazioni e mi ritrovo a condividere una strana serata alla stazione Termini, in attesa dell'ultimo treno della giornata.
In pochi minuti una comunanza di sventura diventa un buon motivo per raccontarsi vicendevolmente stralci di vita, sapendo perfettamente che all'arrivo si tornerà ad essere buoni estranei come prima.
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domenica 31 maggio 2009
Funzioni vitali
Posto il fatto che ci siano pure persone così impegnate da doversi destreggiare tra idiomi improbabili e mensole da mettere in bolla (il tutto utilizzando un unico strumento e poco ingegno privato), trovo che questo genere di strategia da supermercato sia veramente sfacciata.
E' la capacità di rendere, agli occhi e alle menti di tanti acquirenti, indispensabile ciò che indispensabile non è, che mi inquieta, anche perché tale filosofia commerciale si sta espandendo a settori dove il profitto non dovrebbe costituire il primo dogma (vedi la Salute).
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martedì 5 maggio 2009
Liberté, Égalité, Ponctualité
E i ritardatari sono manchevoli o semplicemente diversi da chi spacca il minuto?
Il dilemma si impone nei soliti minuti che separano me (donna puntuale) da tutte le altre persone (ritardatarie) con cui di solito ho appuntamento. Fuori dai locali, sotto casa, in auto con il motore acceso, in primavera, estate, autunno e inverno, con la pioggia o con il sole.
La qualità è tale solo se socialmente confermata e condivisa, altrimenti rischia di trasformarsi nel suo contrario o, quantomeno, in un limite per chi la possiede (sono io che aspetto, poi).
Non è colpa delle persone (forse), ma di un tacito consenso partecipato che ha finito per aver la meglio su una buona maniera.
Ma io, reietta in orario, continuerò a battermi strenuamente per la causa.
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mercoledì 22 aprile 2009
Compleanno 33
Ed è solo l'inizio.
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domenica 29 marzo 2009
Chiedimelo ora
Il concerto dura un’ora circa ed è assemblato totalmente sull’arte della creazione estemporanea: i due non hanno mai suonato insieme e neppure hanno fatto le prove prima. La musica incombe, invade la sala (siamo nella da poco ristrutturata Loggia di S. Sebastiano) e, come dice Marangolo prima del bis finale – Ask me now di Thelonious Monk –, la fatica dell’improvvisazione si percepisce piacevolmente con occhi e orecchie.
Tutto molto bello, non fosse che…
Non fosse che tutto ciò che non amo di Ovada rigurgita da ogni cavità: il pubblico mesto, ritardatario e attempato, il silenzio del dopo, le strade vuote (poi ieri pioveva, pure), l’evento trasformato in spettacolo di paese, l’anonimia culturale.
Dopo venticinque anni non ho ancora capito se sono le persone a modellare i luoghi che abitano, o se è la geografia di questo spazio, inesorabilmente incuneato, a foggiare la gente che ci vive.
Un plauso dovuto va all’associazione “Due sotto l’ombrello”, che chi si dà da fare e ci crede ancora un po’.
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martedì 24 marzo 2009
Little fucker
Non posso non scrivere almeno una breve annotazione sullo spettacolo cui ho assistito venerdì scorso.Sono allo Spazio 211 con tre amici spaiati, gli unici che per motivi differenti decidono di venire con me stasera a sentire Vic Chesnutt, accompagnato dagli Elf Power.
Siamo in pochi: la mia ansia di anticipare il tempo ci fa arrivare lì molto presto, ma va bene così.
Mentre bevo una birra c'è già lui nel locale.
E' un uomo piccolo, accartocciato, sembra sprovvisto di alcun tipo di difesa su quella carrozzina, e quando gli Elf Power iniziano a suonare, nella prima parte del concerto, lui è accanto a me, di lato. Ascolto e mi volto a guardarlo ripetutamente.
Quando arriva il suo momento di salire sul palco mi accorgo di quanto la potenza della sua voce e della sua musica sia commovente e tenera.
Per magia lui diventa quel piccione della copertina di North Star Deserter: un volo basso, breve, ma pur sempre staccato da terra.
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domenica 22 marzo 2009
Acqui Terme-Ovada
Ieri, intorno all'una di notte, scollino allegramente da Acqui Terme a Ovada. Fa un freddo improbabile, che già avevo accantonato con il cambio primaverile di armadio, ma sulla Ka mobile c'è tutto quello che mi serve per desiderare che quel tragitto duri più del dovuto: riscaldamento e "Stereonotte" su Rai Radio 1.
Si parte da due pezzi dal vivo di Rino Gaetano che canto senza vergogna, poi la presentazione del cd live del tour di Cohen 2008: via con la commozione per una struggente "Suzanne" (sono già a Cremolino).
Dovrebbe seguire "So long Marianne", come da annuncio, ma parte invece "Hallelujah" che mi riporta a quest'estate, quando sui cori si accendevano le luci del palco.
A Molare si passa a un'interessante conversazione su John Lennon post Beatles e a come la canzone "Julia", dedicata alla madre, sia anche un omaggio alla sua compagna: in una strofa, infatti, Lennon pronuncia le parole "ocean child", traduzione appunto del nome "Yoko Ono".
Il viaggio finisce davanti alla casa di Hilde, ma posso ritenermi soddisfatta.
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martedì 17 marzo 2009
Bonjour tristesse
Il primo riguardava la funzione terapeutica delle parolacce nel parlato: ricordo la disquisizione attenta sull’uso delle arrotate, delle doppie, delle consonanti dure, di quanto tutto ciò possa risultare quasi medicamentoso nel contesto di un certo tipo di comunicazione.
Le parole sono importanti, e che cavolo.
Le parole sono importanti, ecchecazzo. Molto meglio.
Il secondo articolo parlava ancora di parole: secondo VA ci sono termini che vengono letteralmente “uccisi” dal momento in cui sono stati deposti a vantaggio di altri. Niente di nuovo, per carità; il vocabolario si evolve e le parole smettono di essere usate. Il problema sorge quando la parola scomparsa trascina con sé anche la morte del significato che contiene.
Non si adotta più il vocabolo “tristezza”: le persone avvinte da una sintomatologia prossima allo sconforto e alla malinconia vengono etichettate come depresse. "Depressione" è un termine contenitore che raccoglie ormai tutti i malesseri del mondo. E se la tristezza ha smesso di essere, anche gli uomini tristi non ci sono più.
Che grande perdita, però. Vittorino ha proprio ragione.
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venerdì 13 marzo 2009
Mia sorella è una foca monaca
Leggo Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella, per Fazi, e rimango colpita da questo esordio narrativo.
La lettura è quella pomeridiana da divano Chateau d’Ax, con tanto di lascito delle ultime trenta pagine per la sera.
Penso: il mondo non ha bisogno di eroi, per sua grazia, e nemmeno dei cellulari. E questo l’autore lo mette bene in chiaro.
All’inizio della lettura, infatti, non capivo la smilza contestualizzazione temporale al 1989: un breve accenno alla caduta del Muro e poi basta. Se il protagonista parla come mio cugino che ha 16 anni nel 2009, perché ambientare la narrazione vent’anni prima? In fondo, il reparto gastronomia al supermercato c’è ancora oggi, così come chi si mette la foto di Mussolini sul desktop del computer.
Forse la ragione è che i cellulari non esistevano ancora?
Se lui, la Foca, il Capo, Chiara e tutti gli altri avessero avuto un telefonino in tasca o in borsa, il romanzo sarebbe stato senza dubbio più scialbo. Questo è un dato di fatto.
Per un diciassettenne con la testa di un diciassettenne e presunti poteri di fascinazione sul mondo, il vero eroismo è cercare il numero di telefono di Chiara, chiamare in piena notte e sperare che non siano i genitori a rispondere. Con un sms sarebbe stato tutto più facile, ma anche meno divertente, pungente e amaro.
Così ho trovato questo libro: divertente pungente amaro.
Poi ci sarebbe tanto altro da dire (sistema dei personaggi, dialoghi e stile), ma i miei post son brevi per partito preso. Complimenti all’autore, in ogni caso.
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giovedì 26 febbraio 2009
Su “The Reader”
La sceneggiatura cade troppo spesso in un ammiccamento fastidioso, a volte pure pretenzioso: il gioco seduttivo della prima parte (calcato da una nudità fin troppo esposta dei due personaggi) si risolve veloce e raffazzonato tra l'educazione sentimentale di Michael, da una parte, e quella letteraria di Hanna, dall'altra.
Ci si ritrova poi, di punto in bianco, con Michael che ha la faccia di Ralph Fiennes (come cambiano le persone nel giro di dieci anni...) e Hanna invecchiata dalla vita in carcere.
Tutte le questioni che il film potrebbe sollevare (il perdono, l'ignoranza, l'ignoranza e l'inconsapevolezza) vagheggiano per due ore e non trovano spiegamento.
L'Oscar è sempre Oscar, ma alla Winslet l'avrei dato per Revolutionary Road e non per questo.
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lunedì 16 febbraio 2009
Prima persona singolare
Forse sono state certe trasmissioni televisive che vantano linguaggi giovanilistici, o i social network che hanno imposto questo stile (Cristiana è uscita dall’ufficio, Cristiana è stanca, Cristiana ha un cane, Cristiana va a...), fatto sta che parlare di sé alla terza persona è brutto. Non si fa.
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sabato 14 febbraio 2009
San Valentino
Il film mi lascia le stesse sensazioni che provai alla visione di American beauty, pellicola da me amata e amata, tanto da rimanere un po’ spaesata di fronte a cotanto déjà vu.
I personaggi vivono il dramma che segue ogni presa di coscienza, e la drammaticità sta proprio nella mancata possibilità di condivisione (benché si sia in coppia o in famiglia).
Nessuno salva nessuno all’interno di un rapporto d’amore, e la consapevolezza, spesso, arriva in tempi diversi, se arriva.
Mendes inscena una pièce solo in apparenza corale; in realtà i protagonisti sono individui che agiscono da soli per tutta la storia.
Qualche particolare “di troppo”: la figura del matto come unico detentore di verità, le sigarette di April e, infine, Kathy Bates, che per me è ormai solo l’ex infermiera Annie e mi aspetto che da un momento all’altro prenda una trave per frantumare le gambe a qualcuno.
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lunedì 26 gennaio 2009
Diktat
Finisce, così, che nel fantasticosmo da me abitato possono entrare solo le persone che:
- non leggono Topolino perché pensano sia il fumetto più brutto del mondo;
- non ascoltavano gli Oasis a metà degli anni ’90;
- non sono nate negli anni ’90.
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sabato 24 gennaio 2009
Poetry in Turin
Nel 2006, nella bella Turin, si tenne la prima edizione del Festival Torino Poesia, che ancora oggi trascina con sé parecchie iniziative interessanti, tra cui le pubblicazioni delle Edizioni Torino Poesia.
Se la gente (e uso la parola “gente” mica a caso: generico quanto basta) si sente in diritto – alcuni addirittura in dovere – di scrivere cose per gli altri, ma gli altri non riconoscono il bisogno di leggere queste cose, figuriamoci se la stessa gente si cimenta nella poesia…
Ma chi ne ha voglia di trastullarsi nella lettura delle poesie di chicchessia e poi magari parlarne bene in pubblico?
Io, per esempio.
Così segnalo, con compiaciuta serenità rispetto alla segnalazione, il libro Temporali di Andrea Bonnin (qui), che è bello per tanti buoni (miei) motivi.
E all’autore chiedo: ma le poesie sono più facili da scrivere o no?
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martedì 20 gennaio 2009
Mi chiamo Bruno
Mi chiamo Bruno, ho quasi 37 anni, sono vestito di bianco e ho i capelli laccati, un vistoso anello al dito mignolo e vivo tra la Repubblica dominicana e Haiti in un paese dimenticato da Dio.
In una stanza con 17 gradi di aria condizionata e umidità al 75%, racconto da dieci anni la stessa storia, quella del ghiaccio con il buco, che non fa venire la dissenteria.
La gente non ride, io sì.
Mi chiamo Bruno, ho una faccia che svela chiari segni di scarsa intelligenza e da dieci anni faccio un lavoro di merda.
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venerdì 26 dicembre 2008
Santo Stefano
E per pensare a dove si era un anno prima.
Puntualmente, porto a termine entrambe le azioni con eccellenti risultati: sia santificato il Plasil e buon Natale anche a te!
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martedì 16 dicembre 2008
Aspetta la primavera, Cristiana!
Per il ragionier Fantozzi, una volta andato in pensione, i giorni diventano tutti uguali, eccetto il sabato e la domenica: il fine settimana è la legittimazione sociale del riposo.
Nel mentre mi godo i miei sabati con metaforici caffè a letto.
Niente, ma proprio niente, di più.
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venerdì 14 novembre 2008
Entre les murs

Finalmente la settimana scorsa riesco ad andare a vedere La classe, Palma d’oro a Cannes.
Entre les murs è il titolo originale.
Non saprei bene come definirlo: il film ha un taglio documentaristico così poco didascalico e autoreferenziale da sembrare più reale del reale. Tragico. Forse è questa la definizione più corretta.
In quella terza media francese non ci sono protagonisti o eroi, non c’è Robin Williams che sale sulla cattedra, non ci sono alunni geniali e mal compresi. Ci sono persone che non sanno cosa fare, non conoscono la soluzione migliore e non sono in grado di rispondere a domande semplici come «cosa hai imparato quest’anno?» o «perché il caffè è aumentato di 10 centesimi?».
Perché non ci sono risposte all’interno del microcosmo di un’aula scolastica, ma solo incerte e sperimentali vie di fuga.
Una piccola lezione per chi legifera con la leggerezza tipica di è convinto di avere certezze a portata di mano.
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sabato 8 novembre 2008
L'importante è partecipare
Hai passato già da un po' i trenta quando ti fa male l'osso sacro a star seduto per terra (ma urli se quello davanti a te prova ad alzarsi), se non ricordi più così bene le parole di Vedi cara (saranno dieci anni che non la sentivi più), se alzare il pugno su "trionfi la giustizia proletaria" ti fa sentire parecchio pirla, e se Eskimo, però, ti piace sempre un sacco perché ti ricorda il liceo.
Viva viva il Guccio, Flaco Biondini, Antonio Marangolo, Ares Tavolazzi, Vince Tempera che mi han fatto divertire ieri sera, ma sì.
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giovedì 30 ottobre 2008
Pillole di saggezza
Queste acute considerazioni mi balzano improvvisamente in testa mentre sono in fila alla cassa di un McDonald's.
Il Duomo è stato ripulito a dovere, il mio stomaco pure. Quindi, per far fronte alla fame di mezzogiorno e mezza, opto per un posto come si deve: la "grande famiglia" della ristorazione, lì, a due passi da me.
Scegliere il menù, però, è complicato come il Sudoku diabolico della domenica, e il ragazzo con il berretto rosso alla cassa sembra spazientito: vuoi le patatine normali o le patate vertigo?
Per non sbagliare, rispondo "normale" a tutte le domande che mi fa, perdendomi chissà quali meraviglie. E il mio stomaco ringrazia.
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domenica 19 ottobre 2008
Centrismi
È accaduto ieri, durante la visione del film Vicky, Cristina, Barcelona di Woody Allen.
Brevemente: due turiste americane passano l'estate a Barcellona. Vicky è razionale e decisa a ottenere il meglio dall'amore (si sta per sposare con il classico "bravo ragazzo" che la ama e la rispetta), Cristina è impulsiva e incerta (sa solo quello che non vuole: un amore scontato e prevedibile). Poi c'è Maria Elena, bella, passionale, ma fragile (ha bisogno di precisi punti di riferimento per non cadere schiacciata dalle sue pulsioni).
Infine c'è lui, unico uomo della vicenda, al centro della vicenda: uno splendido Javier Bardem, con tanto di casa strafiga sulle colline di Barcellona, accento spagnolo (ovviamente), maglietta stazzonata quanto basta e pantalone in lino (ha pure le All Star). Nella vita fa il pittore (!), affermato per di più (quindi è benestante), ha un padre poeta e lo puoi trovare in casa a dipingere su grandi tele bianche, rigorosamente con le mani.
È sensuale e sfacciato, ma al momento giusto sa essere di una romanticheria spiazzante.
Allen è bravissimo a rappresentare, in maniera comica, tutto quello che le donne sognano in un uomo, sebbene poi dicano o facciano il contrario (la testimonianza è data dai mugolii di disapprovazione del pubblico femminile in sala ogni volta che veniva inquadrato il fidanzato "per bene" di Vicky). Fatto sta che quella tipologia di uomo non esiste, ma resiste nell'immaginario femminile.
A conferma che il mondo è fallocentrico e, come si ripete per tutto il film, il vero amore romantico è quello che non riesce mai a concretizzarsi.
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venerdì 17 ottobre 2008
Il fantasma esce di scena
A 17 anni mi venne il pallino per García Marquez e trovai memorabili letture che oggi, con il senno di poi, non so se mi piacerebbero ancora così tanto.Mi chiedo se non mi stia accadendo la stessa cosa per Philip Roth.
Non ho ancora comprato Il fantasma esce di scena e già so che mi piacerà. Lo compro, lo leggo, e infatti non mi delude: il libro è bello, così poco sorprendentemente bello. Anzi, è molto bello. D'altra parte l'ha scritto lui, Philip Roth, che renderebbe mirabile anche la lista della spesa. O no?
Nathan Zuckerman ha 71 anni. Anziano incontinente impotente, ha scelto undici anni di vita lontano da New York – la New York dei due governi Bush e dell'11 settembre – e ora vi fa ritorno, la osserva come un fantasma dietro le quinte, e scopre molto semplicemente che ci sono eventi, stati d'animo, oggetti provvisori e mutevoli che convivono con quelli più indelebili.
La paura non è più quella di un tempo, così come i telefoni (che bella la pagina sui cellulari); il desiderio resiste, invece, insieme al piccolo ristorante italiano dove Nathan andava sempre a pranzare.
«Tu parti mentre gli altri, cosa niente affatto sorprendente, restano dove sono e continuano a fare le cose che hanno sempre fatto; e quando torni ti meravigli e provi un brivido fugace nel vedere che sono ancora lì, e ti senti rassicurato dal fatto che c'è qualcuno che passa tutta la vita nello stesso posto e non ha nessuna voglia di andare via».
Philip Roth, Il fantasma esce di scena, Einaudi, Torino 2008
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mercoledì 8 ottobre 2008
Il falò delle vanità
Sono oggetti, e nel mondo degli oggetti privati non esiste una vera e propria democrazia. Almeno che non si entri nella sfera pubblica. Ma questo è un altro discorso.
Sono in mio possesso, sono io l’artefice del loro triste destino… (qui dovrebbe seguire un ghigno sprezzante).
Salvo, invece, l’egregio signor Roland Barthes e la sua camera chiara.
Li salvo per la voce dolce e amica di ieri sera, per quando ci vedremo e brinderemo insieme (con o senza falò).
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mercoledì 1 ottobre 2008
Nuda al mercato
Gli appunti di Rayo sulla sua prigionia da parte del governo dello Zowabia, l’amore per Tere che dorme con tutti per pagarsi gli studi, la voce di un fratello che assiste a una vita di pazzia, senza saper mantenere, però, la stessa lucidità di chi è capace a uscire, spogliarsi e correre nudo al mercato della sua città.
In tutto ciò riesce a inserirsi anche una breve leggenda (per me sono le pagine più belle) sullo Zowabia e sulla sua gente, che costruisce muri elettrificati e redige uno splendido esempio di Costituzione (chiamata “dei Due Pesi e delle Due Misure”).
Vorrei avere la stessa sensatezza di Rayo in questo momento, la stessa calma intelligenza che sa dove andare a parare, con il coraggio di chi non è certo di nulla. Vorrei la mia Tere, che non sarebbe mia, ma ci sarebbe quando ne ho bisogno. Ora. Vorrei un’altra città e altre leggi. E poi…
L’ho presa tra le braccia e l’ho spinta in alto sull’altalena. Lei ha riso e riso e riso. Abbiamo costruito castelli sulla sabbia, castelli giganti e castelli piccolissimi e castelli medi. E abbiamo riso e riso e riso. I castelli si ergevano orgogliosi sulla sabbia, e bellissimi. Erano dipinti di ogni colore e sfumatura mai vista a questo mondo: verde, nero, bianco, rosso, giallo, azzurro, viola, nocciola, ambra, grigio, marrone… mille colori e diecimila sfumature e un arcobaleno fatto di dieci arcobaleni.
E lei ha riso. E io ho riso. E lei ha riso. E io le ho detto: «Tere, un giorno ti sposerò e costruirò un castello come questo. Il più bel castello del mondo, di mille colori, con la musica giorno e notte. Per me e te soli».
Biyi Bandele, Nudo al mercato, Edizioni gorée, Iesa 2007
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mercoledì 17 settembre 2008
La solitudine dei numeri primi #2
Il problema, secondo me, sta nella legittimazione della scrittura da poco, da cui parte tutto quanto: i premi letterari fasulli, i clamori incomprensibili, la pubblicità insinuante, il passaparola veloce, il lettore da ipermercato e, infine, le vendite. Non sono così convinta che la mediocrità sia in tutti incisa nel DNA. C'è chi è mediocre per essenza, ma chi anche per semplice induzione o pigrizia. Penso, invece, che se venisse dato più spazio alla qualità (in questo caso editoriale), la gente non sarebbe così fessa da farsi prendere dall'entusiasmo per un libercolo qualunque.
Detto ciò, per lavoro mi è capitato di dover recensire dei manoscritti inediti per un'agenzia letteraria, ed è stato un lavoraccio: primo, perché ormai scrivono cani e porci, con risultati – a mio vedere – pessimi; secondo, perché non credo di essere ancora in grado di discernere le potenzialità di uno scritto "da classifica", che senza dubbio non possono limitarsi solo alla scorrevolezza del testo.
Per fortuna ci sono i bei libri, e a culo tutto il resto.
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venerdì 12 settembre 2008
La solitudine dei numeri primi
Considerando il fatto che qui, nella casa di Hilde, non ho libri nuovi e considerando pure che qui, nell’amena Ovadacity, non esiste una libreria, vado a cercarmi qualcosa da leggere al Bennet di Belforte (detto anche il “Bennet grande”).
Non sto a riflettere sull’affascinante non-logica che circonda il reparto libreria di un ipermercato, e così mi fiondo sui volumi della hit-parade – i libri “da letto” – esposti vicino a grandi numeroni adesivi. Opto per il numero 2, La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Il motivo è uno solo: tutte le persone di mia conoscenza che l’han letto lo hanno definito “scorrevole”, ed è quello che ci vuole ora.
Il libro non ha niente che non vada, è davvero scorrevole nel senso che scivola via come le pagine di una rivista, lasciando quella sensazione di lettura di passaggio, innocua.
Lo scrittore è giovane, 25 anni, e questo è il suo primo romanzo; eppure vince il Premio Strega ed è uno dei libri più letti dell’ultimo anno, in classifica da gennaio.
Mi chiedo allora che pubblico ci sia fuori di qui, quali sono i nuovi lettori e cosa vogliono quando vanno a comprare un libro. Ma cosa volete?
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mercoledì 10 settembre 2008
I sassi (non quelli di Matera)
E' di Armani (Emporio, però) e pare che non costi così tanto per essere una giacca di Armani (anche se è Emporio): 270 euro. Si potrebbe anche fare.
Ma poi dove vai con quella giacca?
C'è un sasso che sta esplodendo sotto le costole, come se il corpo sapesse cosa è meglio fare (quello che non si è mai fatto).
Ancora nel letto, il cane che puzza e russa lì sotto; vorrebbe essere con te e pensare che comprare quella giacca potrebbe anche avere un senso.
Il 23 il sasso non ci sarà più, quindi c'è ancora un po' di tempo.
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domenica 7 settembre 2008
Non classificato
Mentre aspetto nuovamente il mio premio di consolazione, mi affido alle parole di Jean-Claude Izzo, visto che io sono rimasta senza. Qui son quelle di un racconto inedito scritto per la rivista Regards, n. 19, dicembre 1996: “La cena di Natale di Fabio Montale, l’ex sbirro dei quartieri Nord di Marsiglia”.
«Passerà» dissi a Fonfon raddrizzandomi.
Lasciai vagare il mio sguardo sul mare. Verso l’orizzonte. Non avevo ancora trovato di meglio per dimenticare la schifezza del mondo.
Joëlle alzò gli occhi verso di me. Aveva occhi neri, splendidi. Avrei potuto essere un buon padre per lei? Oppure un bravo amante? Sarei riuscito a spiegarle la paura? Mossi la testa. Come per dire sì.
Sì, Joëlle. Più si va in fondo alle cose e più la differenza fra felicità e infelicità si attenua.
Sì, forse questo sarei riuscito a spiegarglielo.
Vuotai il bicchiere tutto d’un fiato e mi alzai. Avevo voglia di andare a perdermi dentro Marsiglia. Nei suoi odori. Negli occhi delle sue donne.
La mia città. Sapevo che lì avevo sempre appuntamento con la felicità effimera degli esuli. La sola che mi andava bene. Un vero premio di consolazione.
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giovedì 28 agosto 2008
Brevi tregue
Non avevo mai visitato un forte in vita mia, ma era vero: amo i luoghi fortificati, abbarbicati in alto, in posizione strategica, dominanti eppure così semplici e lineari, senza tanti ornamenti di facciata. Costruiti per proteggere e sorvegliare.
Una piccola tregua agostana mi ha permesso di visitare il Forte di Gavi; ci sono arrivata a piedi, mi son goduta il panorama e ho pure ballato (quella sera suonava l’Orchestra di Piazza Vittorio). Ci sarei rimasta ancora un po’, ma poi il concerto è finito e son tornata a casa.
Il prossimo agosto è lontano, come l’idea che forse quest’anno si chiuderà meglio del precedente.
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domenica 24 agosto 2008
Bisogni primari
La carestia e la dieta idrica, il terremoto e il dolore fisico, le dittature e l’accettazione imposta. Tutto ciò fa scivolare il mio pensiero dai profondi dubbi ontologici e deontologici a questioni impellenti che han già trovato risposta: «Non puoi mangiare».
E così sono venti giorni che penso quasi solamente al cibo, in tutte le sue forme e sapori. A masticare e assaporare montagne di tiramisù, pane e pizze, fritti misti e pastasciutte. Poca forza, come al solito.
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martedì 12 agosto 2008
Bollettino medico
E giovedì partirò, non partirò? Chi può dirlo?
Per ora mi rimetto a letto, fino al 28 di agosto. Mac compreso.
A rivederci.
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mercoledì 6 agosto 2008
Preghiera estiva
«Ils n'ont pas compris-et je me dis parfois que je me suis mal fait comprendre».
Sarà così; così come disse Camus in giro per Vicenza. Se gli altri non capiscono è forse colpa nostra che non ci siamo fatti capire, anzi, che ci siamo fatti comprendere male.
La cosa vale anche quando sono io a non capire, certo. O no?
Non ne vengo a capo.
Soccorrimi e illuminami tu, Albert, signore della chiarezza.
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martedì 29 luglio 2008
Leonard
Tra gli impossibili lavori alternativi che vorrei fare – subito dopo la copywriter di pubblicità della Lidl – domenica sera si è aggiunto anche la corista di Leonard Cohen al Summer Festival di Lucca. Certo, si tratterebbe del lavoro di una sola giornata, ma sicuramente sarebbe foriero di grandi soddisfazioni. Ad esempio, potrei indossare una camicetta bianca con le maniche corte a palloncino e un elegante gilet nero, e duettare con Cohen sulle note di I'm your man. Cose non da poco, insomma. In ogni caso, io c'ero e tanto basta. E avanza pure. Serata memorabile, voce indimenticabile.
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venerdì 18 luglio 2008
Cardamomo
Stamattina ho visto C., nella sua casa luminosa e con la faccia distrutta dall'incidente, che ha messo un semino nella caffettiera. Mi è piaciuto.
D'ora in poi lo farò anch'io così.
A ogni modo, grazie per quel sacchetto di semi di cardamomo che non conoscevo.
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mercoledì 16 luglio 2008
Auto-coscienza
I risultati sono vari: si passa dalla velocità di comunicazione al fraintendimento facile, dalla vicinanza coatta (la possibilità di essere sempre presente – on line – anche per gli altri) all’assenza fisica, dalla condivisione aperta alla legittimazione del giudizio. Chiamerei tutto ciò A.P., “Autosputtanamento Pubblico”.
È facile dire che non tutto quello che è messo in mostra merita la nostra visione: è come far finta di non leggere le scritte sui muri dei bagni (pubblici, appunto) quando siam seduti sulla tazza, o spergiurare di non aver dato un’occhiata ai voti degli altri compagni di classe nel giorno dell’esposizione dei quadri. I nuovi muri sono i desktop, i dashboard, gli album, le pagine, le bacheche virtuali, così poco vincolati da un comune senso del pudore (ma basterebbe solo dal buonsenso) da risultare quanto meno molesti.
Le attrattive sono sotto gli occhi di tutti, inutile elencarle. Il vero problema dell’A.P. sta in quell’“auto-”: liberi di scegliere, questo sì. Non c’è età che tenga.
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martedì 15 luglio 2008
Piccole cure
Il bagnetto a K., prima della sua partenza per le vacanze estive (sua, sia ben inteso: io rimango a casa), si articola in tre fasi: insaponamento con original-Marsiglia, risciacquo e asciugatura al sole.

Il miscuglio di Marsiglia e pelo di cane bagnato è controproducente per chiunque si avvicini al cane per le successive 48 ore. Ma ogni promessa è debito: mi prenderò cura di te, dissi. Detto e mantenuto, come sempre!
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martedì 8 luglio 2008
Passi falsi?
Ma non fai prima ad andare indietro di uno?
No, così c'è l'illusione di essere andati avanti un po'.
Aspettavo gesti buoni, occhi diversi che trovano belle le stesse cose che a me piacciono di me (occhiaie, piedi, il mio..., il), ho aspettato ancora perché son prudente. E poi il passo del gambero, uno avanti e due indietro, ma comunque sempre indietro di uno.
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sabato 5 luglio 2008
Laurea
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giovedì 3 luglio 2008
Ingresso di casa (non la mia)
Non sarà un orribile gatto in ceramica a darti il benvenuto. Si sta bene: nel cortile di Palazzo Carignano, ieri sera, riesco a mettermi anche il maglioncino. In sottofondo cose che mi piacciono, Carver e Baker, Irene che è tornata da Parigi e altri pensieri per la testa, un nuovo nome, voglia di un viaggio, di bere bene. Che cosa stai aspettando? Il gatto, prima o poi, lo rompo.
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domenica 29 giugno 2008
Tabula rasa
Non ho mai pensato di esser stata poco chiara né, tantomeno, di non aver avuto ragione.
La conferma è arrivata pochi minuti fa, leggendo, invece d'ascoltare una voce esclusiva. Il risultato sarebbe stato meno pesante.
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mercoledì 25 giugno 2008
Ieri
Ci sono io, le mie intuizioni folgoranti (la voce dello speaker sicuramente è quella di un attore di Centovetrine, la telenovela piemontese) e i desideri che i fuochi d'artificio mi scatenano in testa, come le ciglia che cadono: desidero la riservatezza, la guarigione. La complicanza, quella c'è già.
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mercoledì 18 giugno 2008
Poesia per Tom
cantore di barboni, di stanchi senzatetto,
degli ubriachi della vita,
dei disillusi che speri non cadano in amore per te,
dell'erba verde, del giorno dopo domani,
dei circhi e del bourbon,
perché mi vuoi far pagare quel salasso di biglietto a 140 euri, che è una vita che aspetto di ascoltarti dal vivo e, oltre a non potermelo permettere, non trovo un cane disposto a venire con me, perché è davvero troppo caro?
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sabato 14 giugno 2008
Dopo che
Dopo l'ennesima multa, 160 € e 5 punti in meno,
dopo il primo bagno dell'anno e un inizio di tempo bello,
dopo un aulin per il dolore a un dente,
dopo l'ultimo caffè della giornata,
mi ascolto ancora i Massimo Volume, spengo il mac e provo a ripartire.
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giovedì 12 giugno 2008
Luiz
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lunedì 9 giugno 2008
Che cosa ci salverà?
Col brutto ci puoi scherzar su, girare la faccia dall'altra parte e lamentarti perché le tue lenti da ipermetrope ti fan vedere troppo bene. La volgarità è più insinuante, alle volte seduttiva e mistificatoria.
Se ti vedo star male a tavola o ti sento alzare troppo la voce, mi volto e ti guardo purtroppo.
Alla fine, è vero, forse è la bellezza che mi porterà via di qui. O, perché no, le persone troppo volgari, che mi fan pensare al meglio che c'è intorno.
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mercoledì 4 giugno 2008
Rebus
Scopro che Paolo Conte fa la Settimana Enigmistica come me, che la gelosia è una brutta sensazione di fastidio epidermico (come il prurito), che il sonno è l'altra metà della nostra vita e che la consapevolezza non sempre è un bene. E tutto questo solo nell'ultima settimana.
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giovedì 22 maggio 2008
E' morto Regan?
E' vero che mia madre vive in un mondo di nuvole e confusione, ma un paio d'anni fa, quando sentì in televisione che Ronald Regan era morto, guardò me e mio padre stupita e ci disse: "E' morto Regan?". La domanda, a ripensarci, fa ancora ridere adesso. Regan morì nel 1989.
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martedì 20 maggio 2008
Fili rossi
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martedì 13 maggio 2008
Breve cronaca senza importanza dei miei quasi cinque giorni di Fiera del libro
Non mi è restato granché in testa, a parte la lunga camminata sotto il sole delle 17.00 di sabato per raggiungere un autobus in corso Unità d'Italia, un certo dolore ai piedi, un pass espositori e sei libri nuovi di zecca.
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mercoledì 7 maggio 2008
Place to be
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martedì 29 aprile 2008
Life
Life è un percorso virtuale (cartonato semplice) di un'ipotetica vita, in cui il giocatore parte da solo – su un'automobile, però, non a piedi – e a poco a poco raggiunge i suoi traguardi che si palesano come: titolo di studio, scelta del lavoro, matrimonio, figli e alla fine la CASA, che sarà la piccola abitazione in campagna o il mega villone appena fuori città.
Il bello del gioco è che c'è sempre la doppia scelta: una specie di sliding doors tridimensionale; ti assumi tu rischi e pericoli della strada presa, con l'unica incognita della "ruota della fortuna".
Tu giri, ma alla fine è lei che sceglie per te.
Tutto come nella vita vera: uno sfondo di cartone, un'automobile, tu e la tua ruota della fortuna (gli altri).
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sabato 26 aprile 2008
L'uomo della televisione
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giovedì 24 aprile 2008
Smog
Left only with love
I'm left only with love for youYou did what was right to do
And I hope you find your husband
And a father to your children
'Cause I'm left only with love for you
You did what was right to do
And I hope you find your husband
And a father to you children
When I lost you
I lost my family
You did what was right to do
And I hope you find your husband
And a father to your children
'Cause I'm left only with love for you
You did what was right to do
An I hope you find your husband
And a father to your children
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lunedì 14 aprile 2008
The dreamer
Alcuni uomini si sono intrufolati nel mio bilocale torinese con l'intento di rubare una musicassetta contenente l'ultimo brano inedito di De André, intitolato Il dragone rosso, non so per quale motivo in mio possesso. Gli uomini hanno trovato la musicassetta e l'hanno messa in un mangianastri. La cosa bella è che la canzone è davvero partita nel sogno, parole e musica, tutto quanto. Purtroppo al risveglio ho ricordato solo il titolo. Titolo che, a occhio e croce, De André mai avrebbe dato a una sua canzone.
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domenica 13 aprile 2008
Fiducia
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mercoledì 9 aprile 2008
Opportunità
Le opportunità sono così: arrivano, non le riconosci subito. C'è chi ci rinuncia in anticipo, chi le coglie nel momento sbagliato (quando l'altro gira la testa) e chi si butta e basta, e prende tutto il bello che ne viene. Come dopo un tuffo.
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martedì 8 aprile 2008
senza titolo
La ragazza gli disse: “Ma va’ là che non è vero”.
“E invece sono ubriaco”, disse il ragazzo.
L’uomo mise su l’altra facciata del disco e il ragazzo disse: “È vero”.
“Balla con me”, la ragazza disse al ragazzo e poi all’uomo, e quando l’uomo si alzò, lei gli si avvicinò a braccia spalancate.
“C’è della gente laggiù che ci guarda”, disse lei.
“È tutto a posto”, rispose l’uomo. “Questa è casa mia”, disse.
“Che guardino pure”, disse la ragazza.
“Proprio così”, disse l’uomo. “Credevano di averne viste di tutti i colori, qui. Ma una cosa del genere non l’avevano ancora vista, eh?”, disse.
Sentiva il fiato della ragazza sul collo.
“Spero che il letto le piaccia”, disse.
La ragazza chiuse e riaprì gli occhi. Spinse il viso contro la spalla dell’uomo. Lo strinse ancora di più a sé.
“Lei dev’essere disperato o qualcosa del genere”, disse.
[…] Non smetteva di parlarne. Lo raccontava a tutti. C’era qualcos’altro da dire e lei tentava di tirarlo fuori. Ma dopo un po’ smise di provarci.
R. Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, minimum fax, Roma 2001.
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lunedì 7 aprile 2008
Cosa ti aspetti?
A esser forti, appunto...
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venerdì 28 marzo 2008
La televisione per me
Non può che rendermi felice, quindi, la ripresa di Forum all’ora di pranzo, su Canale 5. Ottimo programma di accompagnamento dei miei scialbi pasti casalinghi.
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mercoledì 26 marzo 2008
Corporativismi
Adesso non so se è quello che si beve o i posti che si frequentano a cambiare le condizioni di una conversazione, sta di fatto che se un orribile oggettino di gomma si propone di migliorare qualche mia giornata al mese, voglio almeno che sia altamente inquinante.
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mercoledì 12 marzo 2008
Microcosme recherche
Voglio una Marlboro rossa di M., una birra ghiacciata con D., voglio S. che mi prepara la cena e poi vorrei te qui con me, guarito e pulito, nei miei tre metri quadrati.
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lunedì 3 marzo 2008
Giovanni
Tutto ciò per dire che Allevi iniziò a piacermi sentendo la musica di uno spot della BMW girato da Spike Lee (Come sei veramente). E che al mio concerto in solitaria, venerdì, ho applaudito quel pezzo più degli altri.
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martedì 26 febbraio 2008
Seconda poesia del mese di febbraio
Imitazione
Hanno gli squamosi, guizzanti pesci, giù
nelle loro dimore senza fuoco
notizia del calar della notte? Forse no.
Ma chi in terra cammina
e tutti coloro cui le penne
danno la piena libertà del cielo
mutano modi all’imbrunire,
dando retta ciascuno ad una sua
curiosità di specie. Più comune è che il moto
s’attenui, e gli altri sensi, ma non mancano
stravaganti eccezioni: così il gatto
e il gufo, non appena
cede il giorno alle tenebre, più grandi
fanno i loro pensieri, e per dar vita
o toglierla
si mettono in cammino.
Giovanni Raboni
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giovedì 21 febbraio 2008
Carlotta
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domenica 17 febbraio 2008
Applausi
Venerdì applaudo un mirabile Dave Liebman che suona sulle immagini di The Whispering Chorus, film muto del 1918 di C.B. DeMille. Ieri applaudo gli attori di Noccioline, opera di Fausto Paravidino, e puntualmente mi viene da ridere.
Sarà l'approvazione uniforme, la banalità del movimento, il consenso che si fa sonoro... non so perché, ma gli applausi mi fanno ridere.
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martedì 12 febbraio 2008
Woody
Dopo aver letto il pezzo di Raboni, anch'io a cuor leggero mi sono sentita di dire che, in fondo, a me W.A. non ha mai fatto impazzire, non ha mai fatto così tanto ridere e non è uno dei miei registi preferiti.
Dopo la visione di Sogni e delitti (altra pessima traduzione di un titolo che poteva rimanere tale, Cassandra's dream), però, non so più se rimanere di questo avviso. Se Match Point aveva stravolto per qualche giorno la mia immacolata coscienza, Sogni e delitti forse fa qualcosa di più. L'impianto articolato come una tragedia greca, il finale shakespeareano, la vittoria assoluta dello zio Howard: tutto ruota intorno a una concezione della morte come salvifica in un senso talmente poco cristiano, che di più Allen proprio non avrebbe potuto rendere.
La morte, infatti, non salva te stesso, ma gli altri. E lo fa non tanto portandoti via da una realtà maledetta, ma semplicemente annullando la tua presenza in terra.
Solo se non ci sei io posso vincere e starmene finalmente in pace.
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domenica 3 febbraio 2008
Déjà vu
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giovedì 24 gennaio 2008
Romanticherie
Inutile dire che, pensa che ti ripensa, alla fine anch'io sono arrivata alla mia serenata e, romanticamente, dico Gelato al limon di Paolo Conte. Le prime due strofe mi farebbero capitolare come una cretina.
P.S. Considerando la poca attendibilità dei dati forniti, siete tenuti a considerare questo post tendenzialmente falso.
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domenica 20 gennaio 2008
Il giorno del sole
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mercoledì 16 gennaio 2008
Pag. 8
Sono solo a pagina otto di una giornata di gambe incrociate e un possibile inizio di mal di schiena, che già Philip fa il suo dovere con la sua scrittura così asciutta eppure evocativa. E' come trovarsi di fronte a una di quelle persone schive e diffidenti che aprono bocca solo per stupirti, nel bene e nel male.Vivere da solo mi permetteva anche di esprimere i sentimenti che provavo veramente, senza dovermi nascondere sotto una maschera virile o matura o filosofica. Da solo, quando avevo voglia di piangere piangevo, e mai ne ebbi più voglia di quando tirai fuori dalla busta la serie di immagini del suo cervello [...] solo perché era il suo cervello, il cervello di mio padre, che lo spingeva a pensare nel modo brusco in cui pensava, a parlare nel modo enfatico in cui parlava, a ragionare nel modo emotivo in cui ragionava, a decidere nel modo impulsivo in cui decideva. Questi erano i tessuti che avevano prodotto la sua serie interminabile di preoccupazioni e sostenuto per oltre otto decenni la sua testarda autodisciplina, erano l'origine di tutto ciò che, quand'ero il suo figlio adolescente, mi aveva tanto frustrato, la cosa che aveva determinato il nostro destino quando lui era onnipotente e decideva per noi.P. Roth, Patrimonio. Una storia vera, Einaudi, Torino 2007.
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lunedì 14 gennaio 2008
La quadratura del cerchio
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lunedì 7 gennaio 2008
30 febbraio
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venerdì 4 gennaio 2008
Fini teorie
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giovedì 3 gennaio 2008
Abbaino
Oggi son quelle di Paulo Freire, che racconta cosa significhi vivere da esiliati in una maniera che mi commuove (va beh che oggi mi commuovo facile). Gli mancava l'ossigeno brasiliano: a La Paz l'altitudine è violenta, la nostalgia pure quando si è lontani da ciò che si ama.
«Il mio corpo si muoveva di nuovo come prima, facilmente, in fretta, senza sentire stanchezza. A La Paz, portare un pacco, anche piccolo, esigeva uno sforzo straordinario da me. A 43 anni mi sentivo vecchio e spossato. Ad Arica, e il giorno dopo a Santiago, recuperai le forze e tutto avvenne all’improvviso, come per magia. Viva l’ossigeno!
Arrivai in Cile sentendomi pienamente me stesso. Passione, nostalgia, tristezza, speranza, desiderio, sogni infranti ma non sfatti, offese, conoscenze accumulate, negli innumerevoli intrecci vissuti, amore per la vita, timori, paure, dubbi, voglia di vivere e d’amare. Soprattutto, speranza».Paulo Freire
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martedì 1 gennaio 2008
My city
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domenica 30 dicembre 2007
Amaro
Buon anno comunque.
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sabato 22 dicembre 2007
I libri della civetta
200 titoli raccolti nel corso degli anni da Gian Carlo Zuccarelli, alla memoria del quale è intitolata la biblioteca: classici della letteratura internazionale, un nucleo di opere dedicato al tema della resistenza e infine una serie di opere in lingua francese. In più, la raccolta dei numeri della “Rivista del Manifesto”.
La biblioteca avrà il compito, come recita il progetto dei Libri in Circolo, di reimmettere nel circuito culturale, per tramite di un dono (dall’abban-dono al dono), i libri dimenticati.
Come ogni dono, i libri qui raccolti (“i libri della Civetta”, per richiamare l’ora serale) si pongono allora al servizio del legame sociale, reinstaurando un anello di condivisione nel quale ciò che circola non è l’oggetto ma il suo potenziale simbolico e, naturalmente, culturale. La cultura come veicolo di cittadinanza e la cittadinanza come veicolo di cultura.
Tutto ciò presso il circolo culturale Il Gufo, in via Mazzini 56/g a Torino. Accorrete!
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giovedì 20 dicembre 2007
Toro
Rob Brezsny, da Internazionale, mi suggerisce cose interessanti per la settimana. Sul punto 3, solamente, ho qualche dubbio e chi mi conosce sa perché. Ma farò tesoro di queste parole e mi coprirò di umiltà anche nei prossimi sette giorni.
Ecco alcuni dei modi più piacevoli per far tesoro dei tuoi presagi astrali del momento: 1) trasforma uno dei tuoi cosiddetti passivi in attivo; 2) rinuncia a qualsiasi attaccamento a piaceri e soddisfazioni che tra un anno non significheranno più nulla per te; 3) consenti alle persone di mostrarti come diventare più intelligente, anzi, invitale a farlo; 4) individua con benevolenza i limiti delle persone che ami; 5) cerca di imparare il più possibile da tutto quello che ti lasci alle spalle.
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mercoledì 19 dicembre 2007
Martini bianco con succo d'arancia
«A me sembrava che tutto fosse come un cielo di stelle fisse. Solo ora mi rendo conto che le cose cambiano anche quando non vuoi».(Di: presto saprete chi)
Tra questi, il viso incantato di Audrey Hepburn e il libro di strisce di Mr. Wiggles.
Mr. Wiggles è un orsetto molto cattivo, cinico, che schiaccia ogni tabù... Sia per la Hepburn sia per Mr. Wiggles, i miei amici han pensato subito a me, mi han detto.
Il che mi piace molto. Grazie a voi!
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lunedì 17 dicembre 2007
giovedì 13 dicembre 2007
Letti svedesi
Buona serata a voi che leggete...
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mercoledì 12 dicembre 2007
Caffè
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giovedì 6 dicembre 2007
La titanessa
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venerdì 30 novembre 2007
Malinconie protonatalizie
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lunedì 26 novembre 2007
Ian
Qualche serata fa, St Paul di corso Vittorio: si parla di immagini di guerra. Per la precisione, Ale dice quanto le sia sembrato strano vedere dei filmati della prima guerra a colori. La quadricromia ci restituisce un senso di contemporaneità che è difficile applicare agli eventi troppo lontani.Io, ad esempio, l'infanzia dei miei genitori me la immagino in bianco e nero.
Chesil Beach è molto bello. Non so se proprio un capolavoro come si dice in quarta, ma è molto bello.
I. McEwan, Chesil Beach, Einaudi, Torino 2007
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venerdì 23 novembre 2007
Mercoledì sera
Non so se sia peggio Bruno Vespa che domanda a Patrizia Pellegrino cosa ne pensa dell'omicidio di Perugia, o Patrizia Pellegrino che si stupisce per presunte tracce di sudore sull'arma del delitto, o Lucrezia Lante della Rovere che si indigna con Patrizia Pellegrino, o io che non riesco a leggere più le pagine di cronaca nera per colpa di Bruno Vespa.
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mercoledì 21 novembre 2007
E voi cosa ne pensate del grattacielo a Torino?

Io ne penso bene o, almeno, non ne penso male. Se ne fa un gran parlare qui a Turin: coprirà la vista della Mole, sarà più alto della Mole, spodesterà la Mole? Ma è un palazzone! Progettato dal sig. Piano per di più. Gli oggetti son costruiti per far discutere le persone e cambiano i volti dei luoghi di cui vanno a occupare gli spazi. Voglio Torino con il grattacielo, con tanti grattacieli.
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giovedì 1 novembre 2007
Metodi anti-noia
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