martedì 17 marzo 2009

Bonjour tristesse

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un articolo di Vittorino Andreoli sul Corriere della Sera (riportato qui da un altro blogger). Con questo, in tutto fanno due articoli di Vittorino Andreoli letti nella mia vita.
Il primo riguardava la funzione terapeutica delle parolacce nel parlato: ricordo la disquisizione attenta sull’uso delle arrotate, delle doppie, delle consonanti dure, di quanto tutto ciò possa risultare quasi medicamentoso nel contesto di un certo tipo di comunicazione.
Le parole sono importanti, e che cavolo.
Le parole sono importanti, ecchecazzo. Molto meglio.

Il secondo articolo parlava ancora di parole: secondo VA ci sono termini che vengono letteralmente “uccisi” dal momento in cui sono stati deposti a vantaggio di altri. Niente di nuovo, per carità; il vocabolario si evolve e le parole smettono di essere usate. Il problema sorge quando la parola scomparsa trascina con sé anche la morte del significato che contiene.
Non si adotta più il vocabolo “tristezza”: le persone avvinte da una sintomatologia prossima allo sconforto e alla malinconia vengono etichettate come depresse. "Depressione" è un termine contenitore che raccoglie ormai tutti i malesseri del mondo. E se la tristezza ha smesso di essere, anche gli uomini tristi non ci sono più.
Che grande perdita, però. Vittorino ha proprio ragione.


2 commenti:

Alessandra ha detto...

... e non ci sono più le donne malinconiche, e nemmeno le isteriche, per fortuna, ci sono però le assassine, che va adesso tanto di moda.
e secondo te ci sono ancora gli uomini allegri o sono diventati tutti brillanti e vivaci?

cristianaeffe ha detto...

Mmm.. non saprei. Conosci la mia avversione per gli uomini allegri. Brillanti e vivaci, poi... nemmeno a parlarne!